Il campionato mondiale IM 70.3 di Eleonora

Annalisa/ Maggio 10, 2020/ Annalisa/ 0 comments

 

Le emozioni di una donna normale arrivata al confronto mondiale...

PREGARA

All’IMWC 70.3 di Nizza mi ha accompagnato Davide, il mio compagno, sportivo anche lui e appassionato di triathlon, viviamo questa passione in maniera molto simile, ma il modo di affrontare gli allenamenti e le gare invece sono diversi, Davide è molto pragmatico ed è un esempio di costanza e resilienza, io invece in gara mi sento più un fuoco e ‘vado più a sensazione’.
L’atmosfera di un evento così grande è indescrivibile!!! e per tutti e due è stata una bellissima esperienza.
Ho vissuto alcuni anni della mia vita all’estero e so cosa significa stare in un ambiente multiculturale e sentire parlare in un sacco di lingue diverse tutt’attorno, ma nel caso del Mondiale 70.3 la sensazione era ancora più amplificata! Era un concentrato di atleti di tutto il mondo che si trovavano lì come me, per lo stesso evento e lo stesso motivo, una grande gioia, un gran fermento pre-gara e tanta tanta adrenalina! Good Vibes!! e tutto questo mi dava una forte energia!
Queste sensazioni così forti le ho sentite tantissimo anche nella serata pre-gara, durante il Briefing, che si è svolto il giovedì sera. Durante la spiegazione del briefing ufficiale lo speaker non si è soffermato sugli aspetti comuni e sulle norme di gara che vengono fatte a qualsiasi briefing, ma in questo caso tutti i presenti avevano già partecipato almeno ad una gara della stessa specialità per forza di cose e quindi si è passati direttamente alla descrizione di alcuni passaggi peculiari del percorso e l’attenzione era rivolta a dare delle indicazioni molto specifiche di gara.
Inoltre, la gara di sabato sarebbe stata dedicata solo alle donne, per me una cosa nuova e molto bella, mentre la gara maschile era prevista per il giorno seguente, la domenica, tanto importante l’evento da richiedere 2 giornate e con uguale importanza.
Di solito gareggio sempre in gare con maschi e femmine, la classifica è sempre suddivisa per genere, ovviamente non sarebbe possibile una classifica unica e noi donne solitamente rappresentiamo il 10-20% al massimo del totale dei partecipanti.
Fare una gara solo con donne è stato molto bello, soprattutto per un evento così grande, siamo lì anche noi, a misurarci solo con noi stesse e in questi pochi casi il traguardo lo taglia sempre e solo per prima una donna! Diciamo che è un evento sportivo con un peso molto importante anche per la prestazione femminile, e questo si nota anche il giorno della gara dalla presenza di spettatori e da come verrà seguito attraverso i media.
Il giorno pre-gara feci un giro in bici per controllare che il mezzo fosse a posto ma soprattutto per scaricare un po’ di tensione.
Tornata in hotel preparai tutto l’occorrente per la gara in modo molto attento; di solito l’organizzazione fornisce delle sacche colorate per ogni cambio tra nuoto, bici e corsa, e a cui va attaccato il numero del proprio pettorale e dove all’interno ci va tutto l’occorrente per le corrispettive frazioni. Io di solito sistemo l’occorrente per la gara sempre con il mio rituale: le scarpe da corsa, i calzini, gli occhiali, la visiera per il sole, i gel, la bottiglietta di acqua, non troppe cose però, altrimenti vado in panne…
Eh si! oramai ci siamo e già dal giorno precedente mi sento in gara. Lo so, mi sento già concentrata, non c’è spazio per altri pensieri se non per l’avvenimento del giorno successivo.
Il pomeriggio è dedicato a posizionare la bici in zona cambio, a depositare le sacche nel corrispettivo spazio indicato dal mio numero di pettorale, a controllare bene i percorsi da fare il giorno successivo in gara, perché si sa, in quel momento non ci sarà molto tempo per riflettere, quindi memorizzo tutto bene bene, alcune volte faccio addirittura le foto della zona cambio e me le riguardo la sera in hotel, una sorta di ripasso prima dell’esame, e infine, quando lascio la bici sulla rastrelliera, la saluto! ci vediamo domani mattina baby!
IL GIORNO DELLA GARA
Dormo poco, comunque per qualche ora ci riesco, negli anni sto cercando di abituarmi anche a questo ma con scarso successo. L’adrenalina è tanta e l’emozione altrettanto.
Quando mi sveglio però sono tranquilla, sento una certa forma di rilassamento mentale, sono consapevole di questo e ora so che quello che devo fare è solo godermi questa grande emozione e fare quello che più mi piace.
La stessa sensazione mi è capitata anche nel giorno dei miei 2 Ironman full a cui ho partecipato (2016 Austria e 2018 Roth). Quindi, ecco, sono pronta!
E’ ancora buio ed è una figata pazzesca recarsi alle gare la mattina con il buio! C’è una sorta di silenzio misto ad adrenalina, a quell’ora (circa le 4-5 della mattina) si vedono solo atleti con i propri zaini recarsi all’evento, i fedeli accompagnatori e qualche fattorino che consegna il pane o nel caso di Nizza dei profumati croissants nella Boulangerie.
Non vedo l’ora di arrivare alla mia bici in zona cambio, ha piovuto la notte e il giorno precedente e devo controllare che tutto sia a posto e soprattutto devo gonfiare le ruote.
Entro in zona cambio gremita di atlete e la sensazione è bellissima, siamo tutte molto felici di partecipare a questo evento, ci aiutiamo nel gonfiare le ruote, parliamo poco, qualcuna di più e smorza la tensione. La maggior parte di noi è lì per godersi la gara, consapevoli che essere già lì a quella start line è un grandissimo premio dei sacrifici fatti nei mesi precedenti, per alcune invece è un test e trampolino di lancio per una carriera da professionista. Io faccio parte del primo gruppo ma inutile non ammetterlo, un obiettivo di tempo/classifica me lo sono dato dentro di me, anche se è la prima esperienza di questo tipo.
Darsi degli obiettivi personali è il più grande stimolo per allenarsi con costanza e rappresenta il più grande incentivo per migliorarsi.
E’ ancora buio e iniziamo già a posizionarci nelle griglie di partenza in spiaggia, davanti al mare, mi chiedo quando inizierà ad albeggiare… vedo le atlete professioniste, le prime a partire, che si trovano già nella linea di partenza. Noto che nessuna di loro si riscalda in acqua se non qualche minuto prima della partenza, diciamo che lo fanno solo per avere il contatto con l’acqua e bagnarsi gli occhialini.
Finalmente inizia a sorgere il sole e finalmente inizia la gara!
Partiamo suddivise in griglie secondo la nostra categoria, la partenza come in tutti gli Ironman è dettata dal ‘rolling-start’ cioè ogni 5”-10” partono circa 8 atlete e da quel momento il chip che si indossa sulla caviglia inizia a funzionare.
Parto anche io e come sempre i primi 100-200mt sono a ritmo sostenuto, già dall’inizio capisco che il livello è molto alto. La frazione in acqua è molto ondosa, soprattutto quando siamo al largo le onde ostruiscono la visuale e le boe non sono nemmeno così tante che si fa fatica a vederle bene, mi devo alzare più di qualche volta per controllare la traiettoria.
Verso la fine del percorso, si capisce che si è a riva anche solo per il tifo che c’è! elicotteri, musica, speaker… cerco di mantenere un ritmo di bracciata alto fino alla fine per poi iniziare la bici.

Quando arrivo in zona cambio vado un po’ troppo veloce e salto la mia borsa… cacchio… Elle sveglia mi dico! Torno indietro qualche passo ma sempre in velocità e poi mi tolgo la muta, mi metto il casco, occhiali e vado a recuperare la mia bici.
Che felicità rivederla!!! ora che mi trovo nella dimensione Terra mi sembra di capirmi, non vedo l’ora di pedalare!
Il percorso lo conosco perché l’ho già provato, ma in gara è inutile, è tutta un’altra cosa!!!
La frazione va molto bene, riesco a tenere un buon ritmo di pedalata in salita e in discesa cerco di seguire la traiettoria migliore.
Una cosa importante in questo percorso di bici è stato quello di imparare a mangiare e a idratarmi nei momenti più idonei. Non sempre in salita siamo in grado di mandare giù un pezzo di barretta (anche se molto digeribile) o scartare un gel, tante volto lo sforzo non ce lo permette, quindi avevo calcolato anche i brevi tratti di semi-piano per integrarmi. Stessa cosa è stato per la discesa, quando le mani servono attaccate al manubrio per fare le curve. Anche in quel caso sapevo quando e quanto avrei mangiato. Per il bere invece è stato abbastanza facile perché avendo una borraccia posizionata fra le prolunghe, potevo farlo in maniera agevole anche in discesa perché  ero abbassata verso il manubrio, quindi vicino alla borraccia e pure quando mi posizionavo sulle prolunghe nei tratti in falso-piano.
Naturalmente la borraccia l’ho ricaricata ogni volta che vedevo i ristori e in più ne avevo una di riserva. Penso di avere bevuto molto in quel percorso, perché la giornata era molto calda e la mezza maratona si prospettava cocente.
Arrivata in zona cambio, ho sentito la fatica di questi 92km, mi cambio le scarpe per la corsa e appena parto sento il sole che scalda parecchio sulla testa e sulle spalle. Mi raccomando di bere spesso e a sorsi e di prendere i miei gel, 2 per l’esattezza.
Il primo pezzo della frazione di corsa è un raccordo che porta ad attraversare un lungo sottopasso fino a sbucare fuori sul percorso lungo il mare dove stanno già correndo un sacco di altre atlete. Appena salgo ed esco dal tunnel sento un gran boato, è bellissimo, c’è tantissima gente che fa il tifo.
Inoltre a quanto pare è appena arrivata la prima atleta, Daniela Ryf, peccato, mi sarebbe piaciuto tantissimo incrociarla in qualche modo e vederla correre, ma mi sa che devo migliorare ancora molto prima di vedere una delle mie atlete preferite anche solo per 30” sullo stesso percorso di gara…
Tornando alla mia corsa, i primi 5k mi servono un po’ per ingranare, la bici ha richiesto un bello sforzo e infatti anche nella classifica finale si vede che ha lasciato qualche conseguenza… dal 5° al 15° km corro bene, mi sento le gambe forti, non so bene a quanto sto andando, non ho l’orologio con me, oggi (come spesso capita) sto andando solo a sensazione. Mi concentro per tenere lo stesso ritmo e sul percorso.
Quando sono nell’ultimo bastone di circa 5k inizio a percepire la fine e anche la stanchezza però, è un’arma a doppio taglio essere consapevoli di essere prossimi al traguardo. Comunque cerco di non pensarci fino al 19° km, quando ne mancano 2, so che sono alla fine, so che la gara la sto completando, che ci sono arrivata e che non vedo l’ora di festeggiare con la mia amica Giulia anche lei in gara e con Davide all’arrivo. Quando sono alla fine negli ultimi 300mt è un corridoio unico di persone che applaudono e che danno una carica pazzesca, voglio godermi tutti questi ultimi mt fino all’arrivo!

il traguardo!!

La finish line è vicino al mare, durante la corsa, dal caldo, avevo pure pensato di tuffarmi una volta arrivata, ma quando arrivo sono dirottata dall’organizzazione nell’arena dedicata alle atlete finisher della giornata. Qui si trova di tutto, cibo, bevande, ristori, medaglia, asciugamano, cappellino e maglietta solo per noi e infine un bel massaggio!!!
Arriva anche Giulia che era partita nelle griglie dopo di me, anche lei contentissima. Quando usciamo troviamo i nostri supporter con delle buone birre fresche a ristorarci! Siamo molto felici e condividiamo con loro le emozioni della giornata!!
IL POST GARA
Il giorno dopo la gara è bellissimo!
Diciamo anche un po’ fisicamente dolorante… ma la mattina posso fare colazione con quelle buonissime e poco sane schifezze quali croissant e nutella che trovo nell’hotel e che non mangio molto spesso 🙂 anche se oramai mi sono talmente disabituata a farlo che non riesco più ad ‘esagerare’.. eheheh
Sono rilassata, le emozioni sono sempre tante, è un vortice bellissimo. Sono molto soddisfatta della mia gara, sono riuscita a raggiungere i miei obiettivi, mi godo il risultato e già dentro di me analizzo la gara, cosa è andato bene e cosa no, cosa posso migliorare e come soprattutto.
Essermi potuta confrontare con atlete di alto livello e da tutto il mondo mi ha lasciato una grandissima voglia di migliorare e ha acceso un nuovo punto di vista che prima non avevo!
Questa gara ha rappresentato per me una grandissima opportunità, di vedere qualcosa di nuovo e di sentire qualcosa che prima non c’era.
Le gare all’estero mi piacciono proprio per questo, non che in Italia mi manchino il confronto e gli stimoli, anzi, ma questi eventi hanno una portata molto più vasta, ci sono molte più atlete e sono molto più preparate, e per me rappresentano un grande stimolo per migliorarmi. Dove arriverò non lo so (forse non sarà nemmeno così importante alla fine) ma so bene la strada che voglio percorrere
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